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L’inizio della scuola e le mamme imperfette

primi giorni di scuola. Un ricordo nitido. Il momento dell’attesa, l’arrivo dell’autunno, i buoni propositi, l’acquisto dei libri, il diario da personalizzare, la sera con la mamma passata a rivestire le copertine con le plastiche trasparenti in rotolo. Quel desiderio di perfezione, di ordine, di un nuovo inizio, con serietà e precisione, facendo tutto nei tempi giusti, seguendo le lezioni e studiando a casa, sempre, non solo prima di un compito. L’entusiasmo dura una settimana, poi pian piano cala, si torna alla normalità, e nuovamente la scuola si trasforma in una rincorsa, in notti insonni passate a studiare per un interrogazione, nei 4 che fioccavano e nel recupero della media.
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L’inizio della scuola e le mamme imperfette

Poi, i primi giorni di scuola, gli altri, quelli in cui sei tu la mamma che riveste i libri, la plastica è sempre la stessa, sono passati 20 anni, ma l’emozione resta. E di nuovo, buoni propositi…
La cartella preparata la sera prima, la sveglia molto presto, una buona colazione sul tavolo, la merenda preparata in casa, l’arrivo a scuola in anticipo, i compiti fatti appena dopo pranzo e tanti sorrisi.

La famiglia del mulino bianco, no?

Ecco, appunto, no! L’entusiasmo lascia il posto alla realtà e i buoni propositi durano la solita settimana, giorno più giorno meno.

Dopo una giornata di lavoro, la sera hai un sacco di cose da fare, in un attimo è passata la mezzanotte e suona la sveglia, alle sei. Non ce la puoi fare – altri 5 minuti, solo 5 minuti – e quando apri gli occhi di nuovo sono le 7,40. Ti fiondi fuori dal letto e ti scaraventi nella camera del pupo e, svegliandolo con i modi del sergente Hartman di Full Metal Jacket, dai inizio alla giornata del tuo malcapitato figlio. Gli infili lo spazzolino in bocca mentre, nominando tutti i numi del cielo, cerchi in mezzo alla pila di vestiti buttati sulla sedia qualcosa di ancora indossabile, la colazione neanche a parlarne, riesci a malapena ad infilargli un pacchetto di crackers nello zaino. E poi giù di corsa per le scale e in auto, una nuova avventura. Nelle mattine in cui siete in ritardo, la maggior parte del resto, sembra che per strada si siano dati appuntamento tutti gli imbecilli della terra, quelli che le cose le faremo sì, ma con calma.
E quindi, freccia e sorpasso, e numi ancestrali.
Ti fermi al semaforo, certo perché se sei in ritardo è sempre rosso, dai una sbirciata allo specchietto e ti vedi tutta spettinata, con le valige sotto gli occhi, uno schifo.

Poi finalmente si arriva scuola, il cortile è deserto, son tutti già dentro, un bacio al volo e il pupo oltrepassa il portone, in ritardo. Ovvio.

Mentre cerchi di darti una sistemata, pensi. Pensi. Perché da qualche parte c’è qualcuno che ci riesce. Lo sai. Se ti fermi al bar per un caffè le vedi, sono lì al tavolino che sorseggiano il loro cappuccino, che raccontano le gesta memorabili dei loro nani, che si preparano per il corso di spinning, perché la loro casa è già linda, i letti sono rifatti e i pavimenti lucidi come i tuoi occhi invidiosi. Le mamme perfette. Quelle che, non solo sono arrivate in anticipo con la colazione pronta e un pezzo di crostata fatta in casa nello zaino, ma che riescono ad essere perfette, sempre. Sembrano pronte per uno shooting fotografico di Vogue.
Pettinate, truccate e sorridenti. Loro. Ci deve essere un modo.

Poi però te le immagini dire col Gianroberto di turno:
– No, non ti sedere in terra che ti sporchi.
– In salotto non ci puoi andare.
– Amici a casa? Uno solo, basta che ti somigli.
– La TV? Mezz’ora non un minuto di più.
– Ripetimi tutte le capitali d’Europa.
– Hai dato l’aspirapolvere nella cameretta?

Ti trascini fuori dal bar pensando che dopotutto, in mezzo al tuo casino, alle tue corse, ai tuoi propositi disattesi c’è sempre il posto per un muso impiastricciato che si rotola in mezzo ad un campo.
E, comunque, domani sarà un nuovo giorno, sarà un nuovo inizio.

Domani però.

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