A tutta Birba

“Quel mazzolin di fiori…”

By 12 Maggio 2013 Gennaio 29th, 2016 One Comment

E’ giunto il momento.

Devo confessarmi.

E lo farò oggi, nel momento meno opportuno.

Lo farò di domenica, contravvenendo ai canoni religiosi che prevedono la penitenza al massimo entro sabato sera.

Ma in fondo, il tempo è quello che è… fra il cambio dell’armadio e la potatura dell’ulivo, ho trovato il tempo di riflettere solo adesso.

E poi, è così moderno! Ormai lo fanno tutti, e a tutte le ore… “outing”, intendo.

Che poi, tradotto, “outing” significherebbe “scampagnata”, “gita fuori porta a raccoglier quel mazzolin di fiori”… mica “mi-tolgo-la-maschera-e-mi-mostro-nuda-&-cruda”!

Che poi, nel mio caso, non sarebbe un gran spettacolo…

Ma veniamo al dunque… allora, ho deciso di rendervi partecipi di una dolorosa verità.

Sedetevi.

Respirate a fondo.

Preparatevi a veder crollare una certezza fondamentale della vostra esperienza di madri.

Ebbene sì: mi rivolgo a Voi, mamme all’ascolto.

Voi, che oggi accoglierete a piene mani vasi di begonie ed azalee.

Voi, che oggi ascolterete con occhio languido e mani giunte il pargolo che reciterà la poesia rituale.

Sappiate che oggi NON è la festa della mamma.

No. La festa della mamma è in realtà l’8 Maggio.

Dico sul serio.

maternità

La Festa della Mamma è una ricorrenza che, fra sacro e profano, affonda le sue radici nell’antica Grecia, dove questo giorno – l’8 Maggio – era dedicato alle celebrazioni in onore di Rea, la madre degli dèi dell’Olimpo, venerata nella sua qualità di portatrice di vita.

A Roma, in quegli stessi anni, i festeggiamenti dedicati all’omonima Cibèle duravano invece una settimana intera, con canti, libagioni e caroselli nei fori imperiali.

Manco si fosse vinta la Champions League.

Ma bisogna aspettare moltissimo tempo prima di approdare alla “Festa della Mamma” così come la conosciamo oggi, e cioè fino al 1907 quando, dall’altra parte dell’oceano, un’attivista americana di nome Anna riuscì a intenerire il cuore dei membri del Congresso per istituire una giornata in ricordo della madre (nota pacifista a stelle e strisce, deceduta il giorno prima) eretta così a “simbolo” di tutte le madri.

Quindi, 8 Maggio, care le mie genitrici.

Ma approdare alla Domenica rende il tutto più festoso – o commerciale, se vogliamo.

Non so voi… io stamattina me la sono goduta un mondo: abbracciati nel letto, mi sono fatta un’overdose di baci & coccole.

“Auguri, mamma. Auguri. Sei la mamma più specialissima di tutto il mondo. Ti voglio così tanto bene… molti, moltissimi metri di bene”.

 

Ma stanotte – era l’una, credo –  dopo essere uscita dalla camera dei bambini per l’ultimo giro di “guardia” (rimbocco di coperte, sistemazione di posizioni da “manuale del perfetto contorsionista”, recupero di ciucci sparsi fra i peluche) mi sono ricordata, non senza una punta di nostalgia, della mia vita prima di avere i Ciciombi Bros.

Me la ricordo bene, “quella” vita.

Era molto più ordinata.

Molto più mondana.

Molto più tecnica.

Ero la classica laureata in carriera, immersa in un lavoro che adoravo, con molti viaggi da fare, altrettanti sogni nel cassetto e un compagno di vita e di avventure in perfetta complementarietà.

Così, diventare madre, per me, è stata una sorpresa inaspettata. Tanto la prima, quanto la seconda volta.

I bimbi sono arrivati così, improvvisamente, scavalcando con un salto triplo non solo le precauzioni del caso, ma anche faldoni di diagnosi mediche in cui la parola “fecondità” sventolava bandiera bianca.

Il gran giorno, nonostante i 9 mesi in cui avremmo dovuto abituarci all’idea, i piccoli trovarono ad accoglierli due adulti completamente impreparati, increduli di fronte al miracolo della vita e, paradossalmente, talmente “uniti” come coppia da vivere l’allargamento della famiglia quasi come un’intrusione.

baby body waaaa

Sarò molto sincera, a costo di farvi storcere il naso…

Io a volte ci ripenso e… ecco… a volte quella vita mi manca. La mia vita prima di diventare “mamma”, intendo.

Quella vita non c’è più, è un bel ricordo, è una foto o un profumo che riaffiora nella memoria.

Si, lo ammetto: oggi, nel giorno meno opportuno, ho un po’ di nostalgia, di quei tempi.

Di quando potevamo alzarci tardi, la domenica, mettere un asciugamano nello zaino, prendere la moto e andare al mare.

Quando potevamo cenare nel nostro ristorantino preferito, tenendoci la mano, sognando l’America.

Adesso no.

E’ tutto finito.

Prendete con le pinze chi vi dice “avere un figlio è la cosa più bella del mondo”.

Si, certo. Basta essere coscienti che finisce una vita e ne comincia un’altra.

Niente è più come prima.

Non esiste più il tempo, così come lo conosciamo. Non esiste più “IO”, “TU”, “NOI”.

 

Esistono “mamma” e “papà”, in tutte le declinazioni: “ma-ma”, “mmma-mua”, “baba”, “gaga” “ba-bo”, “bo-bbbo”, “pa-ppa”, e così via. Un concerto bisillabico.

Esiste il bambino, che viene prima di ogni altra cosa, che relega in soffitta abitudini consolidate e costringe a rinunciare a tante, piccole, “insignificanti” velleità.

Equilibri scardinati, spazi disordinati, tempi alienati.

Per questo, mi fanno ridere (e mi fanno anche un po’ rabbia) le pubblicità delle mamme patinate col sorriso di plastica e il CiccioBello in braccio.

Non funziona così.

La mamma – come la vedo io – è una divinità che ha raggiunto il karma.

Viaggia sollevata da terra, al di sopra dei panni da stirare, dei pannolini da cambiare, dei compitini da fare, volteggiando in un turbine di giochini e biberon sparsi sul parquet.

E’ una creatura soprannaturale in grado di calibrare il proprio sistema visivo, uditivo ed olfattivo sulle necessità della creatura che ha messo al mondo.

E’ un cuscino su cui saltare, un palo su cui arrampicarsi, uno straccio con cui asciugare le lacrime.

Un accappatoio dopo il bagnetto, un cappellino che protegge dal sole, un bicchiere d’acqua quando hai sete.

“Mamma” è anche una disperata ricerca di perfezione, è desiderio di dare di più, è lacerazione di fronte ai primi errori.

E’ un continuo chiedersi “sto facendo bene?”

O meglio: “sto facendo IL SUO bene?”

“Mamma” è una strada che non conosci. E’ istinto ed energia, senza istruzioni.

Amorosa, inesauribile, paziente, disinteressata.

Ed è anche, in fondo, una personalissima e preziosa identità di cui spesso ci dimentichiamo.

Per questo, oggi, vorrei che oltre alla mamma si festeggiasse la donna che è in lei: la donna che c’è prima, durante e dopo l’essere madre.

Nel giorno della vostra, della nostra festa, voglio augurarci questo: impariamo a rinnovarci, a trasformarci, a usare la fantasia. Ricordiamoci profondamente ed intimamente di ciò che siamo, in un Paese che (parole non mie) “santifica le madri, e dove le madri sono intrise, volenti o nolenti, del concetto di sacrificio: […] se non ti sacrifichi, non sei”.

 

No, vi prego, fatemi il piacere.

Certo, non è una passeggiata… è fare una scelta di vita, per una vita, per tutta la vita.

Ma viviamola con allegria. In fondo, siamo delle gran forze della natura.

Stanotte, dopo aver rimboccato le coperte, sistemato le posizioni da “manuale del perfetto contorsionista”, recuperato i ciucci sparsi fra i peluche dei vostri bambini, pensate che avete fatto un capolavoro.

E non c’è ristorantino che tenga, sul serio.

Continuate così, che siete le mamme più specialissime del mondo.

Vi auguro molti, moltissimi metri di felicità.

 Auguri, bellezze.

Ho fatto un mazzolino,

coi fiori del giardino,

li ho colti stamattina,

insieme al mio papà.

Sono i fiori per la tua festa,

cara mamma eccoli qua.

Una rosa perchè ti voglio bene,

una viola perchè sarò ubbidiente,

un papavero, non so perchè,

un non ti scordar di me.

Una primula vuol dire che

il primo pensiero sei per me.

Qualche ciclamino,

perchè dimentichi che sono birichino,

un girasole, una margherita,

perchè tu sei il fiore della vita.

fiori

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  • betti ha detto:

    Penso che nessun pennivendolo ieri abbia scritto qualcosa di così bello e vero. In effetti gli scrittori migliori si nascondono sempre dietro a una pila di panni da stirare…