A tutta Birba

Una tempesta di neve e una valanga di proteste

By 11 febbraio 2015 No Comments

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Big Snow, il grande freddo, Italia sotto zero, allerta neve e gelo, diffuse e persistenti nevicate anche in pianura. I titoli dei quotidiani dei giorni scorsi erano davvero inquietanti e, per una volta, la realtà non si è fatta attendere. Il temuto vortice ciclonico alla fine è arrivato, ha sepolto interi paesi di montagna, abbattuto alberi, interrotto linee telefoniche, mandato in tilt centrali elettriche e ha lasciato un po’ di gente senza luce, acqua e riscaldamento, al freddo e al gelo.

E noi non ci siamo abituati.

No, noi siamo abituati ad accendere la luce con un click, a girare in casa in canottiera d’inverno, a prendere l’auto per fare 200 metri, ad essere connessi col mondo in qualunque momento e se ci togliete la possibilità di postare il nostro stato su Facebook ci arrabbiamo.
Le nostre scorte di cibo stipate nei freezer industriali, utili per sfamare un esercito di adolescenti affamati, senza luce si sciolgono e il camino collegato all’impianto del riscaldamento ha bisogno di corrente elettrica per funzionare, quindi resta spento anche se fuori c’è l’era glaciale.
Le strade poi devono essere pulite, dalla neve e dai rami spezzati, in più la nostra auto parcheggiata in strada è stata sepolta dalla neve delle ruspe.

A piedi, al freddo, con centinaia di euro di cibo in decomposizione e sconnessi dal mondo.
Incazzati neri e pronti a lamentarci con le amministrazioni locali di turno, specie se i rappresentanti non sono esattamente quelli che abbiamo votato noi. Abbiamo riempito le bacheche di FB (perché misteriosamente anche senza corrente e connessione siamo riusciti a farlo) di epiteti e improperi rivolti alla negligenza di enti e comuni, ricordando loro che la nostra via era ancora piena di neve, che la nostra luce ancora non si accendeva e che nel 2015 tutto questo è davvero inammissibile.

Il nostro piccolo mondo, interrotto.

Non abbiamo potuto tuffarci nel traffico mattutino, non siamo riusciti ad infilarci nel nostro Centro Commerciale, non abbiamo potuto guardare la nostra TV spazzatura preferita e postare gattini su Facebook.

Ci siamo chiusi in casa e a lume di candela abbiamo letto un libro, ci siamo fatti un tè caldo per scaldarci, abbiamo spalato il nostro cortile e costruito un pupazzo di neve per i nostri bimbi che erano a casa da scuola, perché anche l’autobus non è passato, abbiamo scoperto che la nostra dispensa era comunque piena e abbiamo indossato due maglioni di lana.

Io trovo tutto questo meraviglioso.

Ci siamo fermati un attimo. Per una volta ci siamo arresi alla forza della natura, che continua ad infischiarsene delle nostre comodità, e abbiamo vissuto come milioni di persone vivevano non più di sessant’anni fa con assoluta normalità.

È inverno e d’inverno fa freddo, e alle volte nevica. È normale. Se per una volta interrompiamo la nostra folle routine quotidiana, quella dalla quale vogliamo evadere con le ferie forzate, fermandoci a giocare coi nostri bimbi, a trovarci intorno ad un tavolo nel silenzio della televisione spenta, dovremmo sentirci fortunati e gustare questi rari momenti di immobilità per ascoltarci e guardarci dentro. Potremmo sentirci frustrati e spaesati, ma non è colpa della neve è colpa nostra. Se abbiamo perso di vista le cose davvero importanti ben venga una grande nevicata che ci fa riflettere un po’ sulla nostra vita.

I meteorologi continuano a dare nome epici ai fenomeni naturali, questa volta la Grande Neve ci ha regalato un’occasione, un’occasione Grande, quella di crescere, di diventare noi più grandi.

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