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Rudolph, la vera storia della renna dal naso rosso

La piccola renna Rudolph nasce a New York nel 1938 dalla penna dello scrittore Robert Lewis May. Si tratta di una fiaba rivoluzionaria per l’America razzista e perbenista dell’epoca, è la prima volta infatti che la letteratura per l’infanzia affronta il tema della discriminazione sociale. Rudolph è una piccola renna con un enorme naso rosso che viene derisa ed emarginata dalle altre renne almeno finché Babbo Natale non trova per lei un impiego straordinario. Sono molte le leggende che ruotano intorno alla nascita del personaggio di Rudolph, di fatto come spesso accade, lo scopo della fiaba era far vendere.

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Rudolph, la vera storia della renna dal naso rosso

May lavorava come copywriter ai grandi magazzini Montgomery Ward, il suo lavoro consisteva proprio nell’inventare personaggi fantastici che durante le festività avrebbero aiutato a vendere giocattoli e gadget natalizi in un’America afflitta dalla Grande Depressione. Il direttore del grande magazzino incaricò May di inventare un nuovo personaggio. Lo scrittore aveva una moglie in fin di vita a causa di una grave malattia, una bambina piccola da consolare e un gran bisogno di denaro che l’incentivo economico promesso dalla Ward avrebbe, almeno in parte, colmato. A causa della malattia della moglie gli fu concesso di lavorare a casa e proprio nella sua casa lo scrittore trovò l’ispirazione. La sua bimba era un’appassionata di Babbo Natale, delle sue renne e spesso chiedeva di andare allo zoo per vedere i cerbiatti, quindi il suo personaggio era la renna tanto amata dalla figlia con alcune delle caratteristiche proprie dello scrittore: un personaggio diverso, triste e solitario. La moglie morì nel luglio del ’39 e proprio qualche mese dopo Robert May riuscì a finire il racconto. Quando però lo propose al direttore delle vendite dei magazzini non ottenne il successo sperato; la renna con quel nasone rosso ricordava quello di un avvinazzato e in tempi di proibizionismo non era esattamente ciò che si erano immaginati. Fu grazie alla maestria di un promettente illustratore che i tratti della piccola renna dal naso rosso, divennero dolci, fragili e indifesi e finalmente conquistarono anche il temibile direttore della Ward. Nel dicembre del ’39 il libretto venne pubblicato vendendo più di due milioni di copie. La consacrazione definitiva della renna dal naso rosso avvenne nel 1949 quando la Columbia affidò al cognato di May, Johnny Marks, il compito di comporre una canzone dedicata a Rudolph e trovò in Gene Autry il perfetto interprete musicale. La canzone era perfetta e Rudolph conquistò definitivamente l’America!
Ecco la storia!

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Rudolph, la renna dal naso rosso

Lassù nel lontano nord, dove le notti sono più scure e lunghe e la neve è più bianca, là abitano le renne. Ogni anno Babbo Natale si reca in quel luogo per cercare gli animali più forti e più veloci per trasportare nell’aria la sua enorme slitta.
Dovete sapere che qualche tempo fa da quelle parti viveva una famiglia con cinque piccoli. Il più giovane rispondeva al nome di Rudolph ed era un piccolo particolarmente vivace e curioso, infilava il suo naso dappertutto. Ed era un naso veramente particolare. Quando il suo piccolo cuore di renna batteva un po’ più forte il naso diventava rosso come il sole incandescente prima del tramonto. Anche se era allegro o arrabbiato il naso si illuminava e così Rudolph era diventato lo zimbello delle altre renne che lo avevano soprannominato Rudolph con il naso rosso.

I giorni nel lontano nord diventarono più corti e come ogni anno annunciavano la visita imminente di Babbo Natale che avrebbe scelto le renne migliori per trainare la slitta carica di doni. In tutte le famiglia le renne giovani e forti si facevano belle. Le loro pellicce venivano a lungo strigliate e spazzolate fino a che non rilucevano del colore del rame, le corna venivano pulite con la neve finché non risplendevano alla fioca luce dell’inverno. E finalmente arrivò il momento. Le renne impazienti si radunarono, tra di loro c’era anche Rudolph, e Babbo Natale atterrò con la sua slitta trainata da Donner, il suo fedele capo renna. Babbo Natale si mise subito al lavoro ed cominciò ad esaminare ogni animale borbottando parole incomprensibili sotto la sua barba bianca. Quando finalmente arrivò il turno di Rudolph, il suo naso diventò così rosso e luminoso per l’agitazione che Babbo Natale scosse la testa e disse: “Sei grande e robusto ma purtroppo non posso sceglierti. I bambini vedendo il tuo nasone potrebbero spaventarsi…”.

La tristezza ed il dolore di Rudolph non avevano limiti, corse più veloce che poteva e sparì nel bosco. I giorni passavano, il Natale si avvicinava e tutti erano così occupati con i preparativi per le feste natalizie, che nessuno fece caso alla mancanza di Rudolph e al tempo che, giorno dopo giorno, andava peggiorando. Due giorni prima di Natale Babbo Natale alzò lo sguardo al cielo e sospirò: “Come potrò trovare la strada per arrivare alle case dei bambini?”. Quella notte non riuscì a dormire. Così indossò il mantello, gli stivali e il cappello, attaccò Donner alla slitta e uscì. La neve e la nebbia erano così fitte che Babbo Natale riusciva a vedere a malapena le sue mani. Ad un tratto si accorse di una piccola luce rossa che illuminava il bosco, scese a vedere di cosa si trattasse e riconobbe il giovane Rudolph e il suo nasone.

“Ciao Rudolph” – disse – “il tuo naso è proprio quello di cui ho bisogno. Questa sera tu sarai davanti a tutte le renne e ci mostrerai la strada per raggiungere i bambini”. Il naso di Rudolph diventò talmente luminoso per l’emozione che rischiarò tutto il bosco, la piccola renna divenne il capo slitta di Babbo Natale. E dal giorno successivo venne festeggiato da tutte le renne come un eroe e non fu mai più deriso da nessuno!

Così nel lontano nord qualcuno deve aver visto visto Babbo Natale ed i suoi aiutanti festeggiare e deve averlo raccontato, altrimenti nessuno avrebbe mai conosciuto questa storia.

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