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È solamente mio

Maria è nella stalla, sola, ha appena partorito, Giuseppe è fuori, aspetta. Gli uomini non possono assistere al parto. Prima di uscire e chiamare il suo sposo Maria vuole rimanere qualche minuto con Gesù, lontani dal mondo. Come se là fuori non ci fosse nessun destino, loro due e null’altro.
Sarà suo solo per questa notte, la prima e l’ultima.

Dal racconto di Erri de Luca In nome della madre

Fino alla prima luce Ieshu è solamente mio. È solamente mio: voglio cantare una canzone con queste tre parole e basta. Stanotte qui a Bet Lèhem è solamente mio.
Fuori c’è il mondo, i padri, le leggi, gli eserciti, i registri in cui iscrivere il tuo nome.
Qui dentro siamo solo noi, un calore di bestie ci avvolge e noi siamo al riparo dal mondo fino allalba. Poi entreranno e tu non sarai più mio. Ma finché dura la notte, finché la luce di una stella vagante è a picco su di noi, noi siamo i soli al mondo.

Leggi tutto il racconto di oggi 23 dicembre nel CALENDARIO D'AVVENTO

È solamente mio

Hai fatto bene a nascere di notte, lontano dagli uomini e dal giorno. Quello che verrà, domani e poi, sarà il contrario di ora, di stanotte. Stanotte è il tempo di abituarti al deserto che è tuo padre. Com’è che non hai pianto, com’è che non piangi? Non puoi, sei forse muto? Meglio sarebbe, saresti in salvo, si dà troppa importanza alle parole, succede che costringono all’esilio, alle prigioni o peggio.
E le parole no, una volta uscite mettono fuori il peso. Quelle di un annuncio ti hanno portato a me, quelle di un profeta danno ordini al futuro.
Invece tu, figlio di un vento di parole addosso a me, sarai un vaso di frasi.
È così per ogni madre o questa notte è l’unica del mondo? Con te imparo il dubbio di essere una qualunque, presa a caso, oppure la più segreta. Certezza è che mi ascolti.
Dormi, domani vedrai la prima luce della tua vita e avrai di fianco la tua prima ombra. Dentro di me non ne facevi. Dormi, sogna che sei ancora lì, che la tua vita ha ancora il mio indirizzo. In sogno ci potrai tornare sempre.”

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Natività
Carlo Maratta, 1650
San Giuseppe dei Falegnami, Roma

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