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24 dicembre: Mentre tutti dormono

By 24 Dicembre 2025No Comments

da un racconto di Astrid Lindgren

È notte. Tutti dormono nella vecchia fattoria in mezzo al bosco. Qui tanto tempo fa qualcuno – nessuno sa chi – dissodò un terreno incolto e costruì la propria casa.
Le stelle brillano nel cielo, stanotte; la neve risplende candida; è una notte terribilmente gelida. È una di quelle notti in cui le persone si rintanano al caldo delle loro piccole case e fanno in modo che il fuoco del focolare resti sempre acceso.
Nella solitudine del bosco c’è una vecchia fattoria.
Tutti dormono. Tutti, tranne qualcuno.

Il tomte – il piccolo gnomo guardiano della fattoria – è sveglio. Abita in un angolo del fienile ed esce solo di notte, mentre tutti dormono. È uno gnomo vecchissimo, che ha visto la neve di moltissimi inverni. Quando sia venuto a vivere nella vecchia fattoria del bosco nessuno lo sa.
Gli umani non lo vedono mai, ma sanno che c’è. A volte, la mattina, trovano le orme dei suoi piccolo piedi impresse nella neve. Ma nessuno lo ha mai visto.
Il tomte se ne va in giro a piccoli passi silenziosi, al chiaro di luna.
È lui il custode della fattoria.
Se ne va in giro e s’intrufola nella stalla, nella scuderia, nella dispensa delle provviste e nel capanno degli attrezzi.
Cammina quatto quatto lasciando piccole impronte.
Prima va nella stalla delle mucche, dove c’è buio e caldo… Le mucche sono nei recinti e sognano di pascolare all’aperto d’estate. Il tomte parla con loro nella lingua degli gnomi, una lingua semplice e silenziosa che le mucche comprendono.

Quanti inverni ho visto passare,
quante estati ho visto passare.
Presto sarete sull’erba a pascolare.

Nella scuderia risplende la luce della luna. Lì c’è Bruno, il cavallo, assorto nei suoi pensieri. Forse sta ricordando un campo pieno di fiori dove trotterellava l’estate scorsa. Il tomte si rivolge a lui nella lingua degli gnomi, una lingua semplice e silenziosa che i cavalli comprendono.

Quanti inverni ho visto passare,
quante estati ho visto passare.
Presto nel tuo campo fiorito potrai trotterellare.

Nell’ovile tutte le pecore e i loro agnellini stanno dormendo, ma quando il tomte si affaccia alla porta emettono un dolce belato. Il tomte si rivolge a loro nella lingua degli gnomi, una lingua semplice e silenziosa che le pecore comprendono.

Miei cari agnellini, pecorelle mie care,
Gelida è la notte, ma calda la vostra lana,
E avete tante foglie di pioppo da brucare.

Il tomte entra piano piano nel pollaio e le galline chiocciano di gioia quando lo vedono. Il tomte si rivolge a loro nella lingua degli gnomi, una lingua semplice e silenziosa che le galline comprendono.

Fate un ovetto, pollastrelle mie care,
io vi darò tanti chicchi di grano da beccare.

La neve giace bianca sul tetto del canile. Lì abita Karo. Ogni notte Karo aspetta con impazienza la visita dello gnomo guardiano. Il tomte è il suo migliore amico e gli parla nella lingua degli gnomi, una lingua semplice e silenziosa che i cani comprendono.

Caro, amico mio, senti freddo nella tua cuccia,
Tanto da rabbrividire?
Adesso vado a prendere un po’ di paglia,
così potrai dormire.

C’è un gran silenzio nella casa degli umani. Loro di notte dormono e non sanno che lo gnomo guardiano è lì, nella loro casa.

Di quanti inverni ho visto la neve cadere,
quanti umani, grandi e piccini, ho potuto vedere.
Loro, però, non hanno mai visto me,
dice lo gnomo tra sé e sé.

Il tomte si avvicina in punta di piedi al letto dei bambini e si ferma per un po’ a guardare.

Ah, se una volta si svegliassero, che gioia sarebbe!
Parlerei con loro nella lingua degli gnomi,
che ogni bambino comprendere potrebbe.
I bambini, però, tutti lo sanno,
di notte dormono, solo questo fanno.

Così lo gnomo si allontana a piccoli passi silenziosi. La mattina dopo, però, i bambini ne vedono le impronte lasciate nella neve, una fila di minuscoli passetti da gnomo tutt’intorno alla fattoria.

Alla fine il tomte se ne torna a casa, nel suo cantuccio del fienile. E lì, adagiato nel fieno, lo aspetta il gatto, perché vuole che lo gnomo gli dia un po’ di latte. Il tomte si rivolge a lui nella lingua degli gnomi, una lingua semplice e silenziosa che i gatti comprendono.

Certo che puoi restare qui da me,
e avrai da bere tutto il latte che c’è,
dice lo gnomo.

L’inverno è lungo, buio e freddo. Allo gnomo guardiano a volte capita di sognare l’estate.

Quanti inverni ho visto passare,
quante estati ho visto passare,
l’arrivo delle rondini non è lontano,
dice lo gnomo tra sé e sé, piano piano.

Intanto, però, la neve giace ancora alta intorno alla vecchia fattoria nel bosco. La stelle brillano nel cielo. È una notte terribilmente gelida. È una di quelle notti in cui le persone si rintanano al caldo delle loro piccole case e fanno in modo che il fuoco del focolare resti sempre acceso.
Nella solitudine del bosco c’è una vecchia fattoria.
Tutti dormono. Tutti, tranne qualcuno.
L’inverno arriva e l’estate se ne va, gli anni passano, ma, fino a quando ci sarà qualcuno ad abitare la vecchia fattoria nel bosco, ci sarà sempre un piccolo gnomo guardiano che se ne andrà in giro ogni notte a visitare la fattoria, camminando a piccoli passi silenziosi.

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