Calendario dell'Avvento 2015

Un Presepe senza pace

By 3 dicembre 2015 No Comments

Il Presepe, da sempre simbolo del Natale, è oggi più che mai al centro dell’attenzione dei media; a partire dal caso del preside di Rozzano in molti si sono chiesti se fosse giusto o no mantenere e riproporre una delle tradizioni più antiche del nostro Paese. Che faccia parte della tradizione italiana è innegabile e lo dimostrano le tante testimonianze artistiche e letterarie legate alla sua rappresentazione. Noi crediamo che sia giusto celebrarlo e abbiamo scelto una poesia di Salvatore Quasimodo che oltre a descrivere il Presepe si interroga sul suo vero significato. Il poeta osserva il Presepe, si sofferma su ogni piccola figura intagliata. Descrive una scena di pace e di serenità, la stessa immaginata da San Francesco nel 1223 nella prima rappresentazione della Natività a Greccio.
Osserva i pastori, i Magi, i vecchi del villaggio, osserva il silenzio al quale contrappone, però, il cuore inquieto dell’uomo, incapace di raccogliere il messaggio d’amore che nasce in quella mangiatoia, perché la parola Presepe significa proprio mangiatoia.
Ed è in quel silenzio che sente il pianto del bambino e si domanda se c’è ancora un uomo capace di ascoltare il lamento di chi morirà in croce tra due ladri anche per lui.

NATALE
di Salvatore Quasimodo

Natale. Guardo il presepe scolpito,
dove sono i pastori appena giunti
alla povera stalla di Betlemme.
Anche i Re Magi nelle lunghe vesti
salutano il potente Re del mondo.
Pace nella finzione e nel silenzio
delle figure di legno: ecco i vecchi
del villaggio e la stella che risplende,
e l’asinello di colore azzurro.
Pace nel cuore di Cristo in eterno;
ma non v’è pace nel cuore dell’uomo.
Anche con Cristo e sono venti secoli
il fratello si scaglia sul fratello.
Ma c’è chi ascolta il pianto del bambino
che morirà poi in croce fra due ladri?

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